Guardo fuori

Inganno il tempo.

Il mio treno corre sui binari e mi lascio dondolare dal movimento e dal suono, sempre uguale, del suo passaggio veloce sulle rotaie. Saluto il Vesuvio, guardo fuori, riconosco i luoghi, quell’autogrill, tappa fissa quando viaggio in macchina, i campi, con balle di fieno ordinate e a due passi i centri urbani, case e casali di campagna, alcune abitazioni si nascondono dietro a pannelli protettivi, altre non lasciano immaginare nulla, ci puoi guardare dentro, entrare per un istante nella casa e nella vita di quelle persone che ormai il treno nemmeno lo sentono più passare, qualche bambino saluta il serpente veloce di metallo mentre sua madre stende al sole i panni appena lavati che sicuramente profumeranno di ammorbidente. Chissà per quella strada di campagna molto piccola chi ci passa oltre a quelle pecorelle e quei cavalli, e chissà dove va quella donna ben vestita col passo svelto, forse la sua giornata lavorativa è già finita o forse avrà un appuntamento. Campetti di calcio abbandonati si vedono dall’alto dei binari a Roma Tiburtina, l’erba ha preso il sopravvento su di loro e murales colorati sbiaditi dal tempo si alternano sui muretti della stazione Roma Termini, chissà quale sentimento nascondono.
Un altro treno mi passa accanto lento ed una ragazza dallo sguardo asiatico mi fissa col suo ventaglio aperto, chissà se balla il tango.
Il treno si ferma, scende gente, sale gente, una ragazza appariscente col seno antigravità fa ruotare la testa agli uomini più curiosi. Il treno riparte, i binari scorrono lenti, poi più veloce poi velocissimi, diventano una linea spessa di grafite, un tratto continuo di matita, riprende il dondolio che non mi disturba affatto, anche se mi sento un cavalluccio marino.
Il mio vicino guarda un film, in realtà se lo sta perdendo perché sta pendendo con la bocca aperta da un lato, il vicino del vicino legge il giornale, in alto, la cappelliera di vetro riflette la vanità di una ragazza che da un’ora cerca di ritoccare un suo selfie, cercando di fa sembrare le sue labbra più grandi, e può anche scegliere il colore!
Io guardo fuori, a tutto ciò che aspetta di essere guardato, lo sguardo mi cade sul passo troppo frequente dell’inciviltà, bottiglie di plastica abbandonate, sacchetti di carta del fastfood e lattine.
Abiti lasciati in un angolo, la protagonista del libro “la ragazza del treno” si sarebbe chiesta “chi li ha indossati un tempo?”, “come ci sono finiti li? In quel luogo in cui passano solo treni e dove ci sono solo pietre e rotaie?” e chissà da dove vengono, poi, tutte quelle pietre. In un tunnel un treno ci passa accanto come una freccia, sobbalzo, mi fa sempre paura il vuoto d’aria che si sente subito dopo, siamo di nuovo all’aperto, c’è un fiume che brilla, poi capannoni, campi arati ed un giardino con altalene, io amo le altalene, nel campo accanto una vecchia vasca da bagno fa da abbeveratoio agli animali che brucano l’erba li accanto, che forte, tra poco la giornata finisce anche per loro.
A quest’ora il sole è basso e i miei occhi chiedono pietà, forse non solo i miei, perché il passeggero davanti a me ha già abbassato a metà la tendina parasole e meno male che sono bassa.
Così prendo il mio libro, allungo le gambe, mi rilasso ed entro in un altro mondo.

Ciao.

Serena 🚂🚋🚋🚋🚋🚋________